Non credo esista intervento estetico più significativo sulla propria immagine corporea della rinoplastica. Il naso è fulcro delle proporzioni del viso e una sua disarmonia con il volto può generare insoddisfazioni e frustrazioni che si ripercuotono negativamente sull’accettazione della propria bellezza. Pensare alla rinoplastica come un vezzo estetico è estremamente riduttivo. Essa è una forma d’arte, in cui la scienza incontra l’abilità del chirurgo per creare nuove linee estetiche, nuove proporzioni, nuove armonie.

Sebbene sia una delle procedure estetiche più diffuse, è un intervento chirurgico fine e complesso, che richiede spiccate abilità chirurgiche ed una mano abilmente calibrata. Il delicato equilibrio di questo intervento dipende non solo dalla dettagliata conoscenza di tecniche chirurgiche e di strutture anatomiche, ma anche dal senso artistico del chirurgo.

Un intervento alla portata di pochi

Il chirurgo ideale è maniacalmente pignolo, paziente e mai sbrigativo, minuzioso e mai grossolano.

La delicatezza delle strutture coinvolte, la precisione submillimetrica richiesta, la resistenza allo stress e alle frustrazioni di circostanze chirurgiche inaspettate e di difficile risoluzione, rendono la rinoplastica un intervento appannaggio di pochi. Capiamoci, facendo una rapida ricerca sul web troverete decine, forse centinaia di professionisti che si cimentano in Italia in questa operazione. Eppure, quando approfondirete la ricerca vi accorgerete che di chirurghi dedicati, aggiornati, e con comprovata fama ed esperienza, ne esistano, in Italia, una manciata. E la ragione è semplice: se da un lato la rinoplastica può essere un intervento sbrigativo (e grossolano), dall’altro può raggiungere livelli di raffinatezza e precisione altissimi, che chiaramente assicurano risultati costantemente superiori sia in termini estetici che funzionali.

La mia personalissima esperienza con la rinoplastica è cominciata anni fa all’estero. L’obiettivo dei primi interventi era quello di portare a casa il risultato, efficacemente, in poco tempo e con poca complessità (ed i problemi ad essa correlati). Con il trascorrere dei mesi e degli anni la mano costantemente allenata riusciva ad eseguire la rinoplastica in mezz’ora, ed anche meno. Poi gradualmente, i tempi dell’intervento cominciarono a dilatarsi, dilatarsi, e dilatarsi ancora. La risposta a questo fenomeno era semplice, aggiungevo alla mia routine operatoria continue deviazioni e incroci, fino a realizzare la lezione più significativa: non esisteva alcuna routine. Ogni intervento era diverso dall’altro per le infinite combinazioni anatomiche esistenti. E la riuscita dell’intervento “perfetto” era nell’esperienza, nel riuscire a diagnosticare e prevedere peculiarità e criticità di ciascun naso ed ad adattarsi conseguentemente. L’abilità era anche riconoscere i proprio errori, per non ripeterli e per poi saperli correggere.

Solo con tali prerogative offrire risultati superiori a lungo termine ha il potenziale di divenire la norma, e non l’eccezione.

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